Agorà della Presidente

null Trent'anni fa l'esodo albanese, la Puglia dell'accoglienza

06/03/2021

Ho avvertito una tensione e un'emozione speciale ieri in Consiglio.
E non era solo il guardare i nostri volti coperti dalle mascherine e, credo, neppure la speciale ricorrenza degli sbarchi sulle coste pugliesi dei cittadini albanesi. La storia ci dice che non fu la prima volta e che quell'evento, in fondo, è parte del comune destino dei due Paesi legati insieme dalla Storia e dalla Geografia e anche dall'attualità e dal costume e direi dalla musica, se in queste sere guardiamo Sanremo.

In fondo se pensiamo a cosa è successo dopo quel 6 marzo di trent’anni fa nei rapporti tra i nostri due Paesi, dovremmo essere contenti per avere scritto una bella pagina di accoglienza, di integrazione, di cooperazione e di sviluppo.

Sono tante le storie di successo che vedono come protagonisti cittadini albanesi arrivati in Italia su quelle barche trent’anni fa.

Ma penso anche alle imprese pugliesi operanti in Albania, all'Italia principale partner commerciale, ai tanti progetti di cooperazione transfrontaliera. E poi c'è il grande capitolo della cooperazione culturale e
scientifica, che vede lavorare insieme Università, scuole di alta formazione, teatri, musei, orchestre, società di produzione cinematografica. Senza dimenticare il contributo della cooperazione allo sviluppo e del volontariato internazionale.

Una bella pagina, dicevamo, ma che da sola non basta a spiegare la speciale emozione che avvertiamo palpabile in questa sala consiliare.

C'è il titolo di un libro e il nome di uno scrittore che sono tornati prepotentemente nei miei pensieri durante questi giorni e le ore febbrili della preparazione di questa visita, Eccellenza Edi Rama.

Lo scrittore era un nostro amico, amico mio e amico dell'Albania, prematuramente strappatoci sulla soglia dei 40 anni, si chiamava Alessandro Leogrande. C'è una strada a lui intitolata tra gli alberi di un grande parco a Tirana. E il titolo di uno dei suoi libri più belli è “Il Naufragio”. Il Naufragio non è solo la storia tragica dell'affondamento della motovedetta albanese Kater i Rades nel canale d'Otranto, che provocò la morte di oltre ottanta tra donne, bambini e uomini in uno dei primi esempi di "respingimento" in mare e il cui relitto è nel porto di Otranto di fronte alla Community Library.

Trasformato in opera d'arte dallo scultore greco Costas Varotsos, è diventato monito alle coscienze degli uomini di oggi per non dimenticare.​ Se allarghiamo lo sguardo all'intero Mediterraneo e guardiamo da una prospettiva più ampia dobbiamo constatare come "il naufragio" sia quello della politica nei confronti del grido d'aiuto che sale dalla sponda Sud del Mediterraneo. È un'emergenza politica prima ancora che umanitaria.

Dobbiamo constatare come "il naufragio" sia quello delle nostre coscienze di donne e uomini delle Istituzioni, incapaci di affrontare un dramma più grande di noi, che assume spesso i tratti di un vero nuovo olocausto.

Ecco da dove veniva allora l'emozione, dalla consapevolezza che come rappresentanti delle Istituzioni abbiamo una grande responsabilità perché quei primi sbarchi a Brindisi e poi a Bari non siano l'inizio di un naufragio come destino collettivo di un Governo delle Nazioni ma, anzi, occasione di crescita e riscatto per i nostri popoli. E non possiamo permettere che la storia si ripeta anche di fronte all'emergenza sanitaria, dove le istituzioni internazionali stanno dimostrando le loro fragilità nel confronto con i giganti di Big Pharma.

Qui "il naufragio" sarebbe quello della politica e delle Istituzioni internazionali, davanti ai grandi interessi economici che muovono le industrie farmaceutiche con bilanci più importanti di quelli di molte nazioni.

È in questo scenario internazionale, e di fronte all’enormità di catastrofi umanitarie, sanitarie e ambientali, che appare più forte l'urgenza di un’iniziativa politica. In questa prospettiva non ci sono scorciatoie. La grande strada maestra è quella della democrazia. Le assemblee elettive, a tutti i livelli istituzionali, sono la sede in cui gli interessi collettivi dei popoli si conducono a sintesi e, attraverso le leggi, si trasformano in azioni di Governo.

Con questo spirito abbiamo rivolto l'invito al Primo Ministro Edi Rama a presenziare questa cerimonia che, per noi, ha il valore del ricordo ma nello stesso tempo guarda al futuro.

Ci siamo lasciati con un formale e reciproco impegno: quello di essere a Tirana insieme nel 2022 quando l’Albania sarà Capitale Europea dei Giovani.

Perché il futuro ha molti nomi e molti volti: quelli delle ragazze e dei ragazzi che ci chiedono di essere all'altezza degli impegni che ci siamo assunti scegliendo di abbracciare la politica.