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null Operatori sanitari e obbligo vaccino Covid, Amati: “Primi in Italia e secondo Costituzione. Lo facciano anche le altre regioni”

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Nr.: 733 del 24/02/2021 13:39
Attività legislativa

Operatori sanitari e obbligo vaccino Covid, Amati: “Primi in Italia e secondo Costituzione. Lo facciano anche le altre regioni”

“Siamo i primi in Italia ad aver disposto misure energiche per agevolare la vaccinazione anti-Covid del personale sanitario, in coerenza con la Sentenza della Corte costituzionale n. 137 del 2019, relatrice l’attuale ministro della Giustizia Marta Cartabia. E ciò dovrebbe essere sufficiente per provare a convincere chi pensa che la Costituzione sia un contenitore di sentimenti personali, più che di norme, come la lirica per il poeta”. 
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati, promotore della legge “Operatori sanitari e vaccinazione anti-Coronavirus-19”, approvata ieri dal Consiglio regionale.
“Un Consiglio regionale accordato con la prova scientifica, almeno nella sua parte maggioritaria, ha affermato che non esiste efficacia di un obbligo senza disporre ragionevoli sanzioni. 
Per questo motivo abbiamo deciso di aggiungere il vaccino anti-Covid all’elenco delle vaccinazioni alla cui obiezione la legge vigente riconnette rimedi disciplinari e sanzioni pecuniarie. 
Il vaccino anti-Covid è stato dunque aggiunto a quello anti-difterite, tetano, pertosse acellulare, epatite B, morbillo, parotite, rosolia, varicella, influenza e tubercolosi; tutte vaccinazioni fortemente raccomandate dal legislatore statale. 
Sino a questo momento, la mancata vaccinazione anti-Covid non poteva comportare, come per le altre previste, la sanzione pecuniaria sino a euro 5.000 e per ogni vaccinazione rifiutata. 
Con la legge approvata ieri anche per il vaccino anti-Covid si aggiunge il regime sanzionatorio previsto per le altre vaccinazioni, al fine di attribuire maggiore efficacia al programma necessario a raggiungere al più presto l’immunità di popolazione, cominciando proprio dai professionisti sanitari che a rigore dovrebbero dare l’esempio. 
La mancanza di una norma del genere, peraltro, comportava un mero giudizio d’inidoneità dell’operatore sanitario obiettore a essere impiegato nei reparti a rischio, cioè oncologia, ematologia, radioterapia, neonatologia, ostetricia, pediatria, malattie infettive, emergenza-urgenza è pronto soccorso, terapia intensiva e rianimazione, trapianti e gestione di pazienti trapiantati, trattamenti di pazienti dializzati, trattamenti di pazienti immuno-compromessi, strutture ambulatoriali/consultoriale ove si gestiscono donne in gravidanza e bambini, servizi vaccinali.
Considerato dunque il lungo elenco di unità operative nelle quali l’operatore non vaccinato non può operare, è facile immaginare come le alte percentuali di obiezioni (in media il 20-25%) alla vaccinazione potrebbero costituire un notevole problema di formazione dei turni lavoro e quindi un rischio di sospensione delle attività in decine di unità operative. E a questo si potrebbe aggiungere l’ulteriore rischio di assistere al fenomeno dell’obiezione vaccinale utilizzata come opportunità per evitare di prestare il servizio nelle unità operative a più alta complessità di lavoro. 
Se dunque si vuole evitare di scadere nella mera polemica politica un po’ inconcludente, come sempre si dovrebbe nella pubblica amministrazione, ci è sembrato necessario rispondere alle domande di salute e profilassi, in linea con la prova scientifica e con il lungo percorso di affermazione dello stato di ragione”./comunicato