Agorà del Presidente

null Cinquant'anni fa le prime elezioni regionali

09/06/2020
Regione

Cinquant’anni fa, il 7 e l'8 giugno 1970, si svolsero le prime elezioni regionali, per cui oggi è possibile tracciare il bilancio di un evento che ha segnato una svolta epocale nella organizzazione del sistema politico e istituzionale del Paese.
Nate senza molta convinzione, circondate dallo scetticismo di tante personalità (Salvemini: ”Un vaso vuoto”…) furono attuate dopo vent’anni dalla loro istituzione e, sin dall’inizio, l'avvio fu caratterizzato da un aperto dualismo con lo Stato centrale, soprattutto sui temi dell’autonomia, che neppure le successive riforme sono riuscite a superare.
Inoltre, oggi, a seguito della grave pandemia che ha colpito il Paese, quel dualismo si è persino riacutizzato, non solo tra lo Stato e le  Regioni, anche tra le stesse Regioni e spesso tra le Regioni e i Comuni, confermando i difetti della concezione leaderistica ed elettoralistica che caratterizzano una buona parte della classe politica italiana.  
Il tutto, mentre le pressioni ultrautonomiste di alcuni Regioni sul tema della cosiddetta autonomia spinta, rischiano di causare gravi danni al Mezzogiorno e alla stessa unità del Paese.
Le Regioni, nate per favorire il decentramento dello Stato, riqualificare la spesa pubblica, efficientare la burocrazia, avvicinare lo Stato ai cittadini ed esaltare il ruolo delle autonomie locali, non hanno pienamente centrato quegli obbiettivi, a cinquant’anni dalla loro nascita, a parte rare eccezioni (per non parlare delle Regioni a Statuto speciale…), anche se, in alcune realtà, il buon governo ha consentito il raggiungimento di livelli elevati di sviluppo, nel campo dell'economia, dei servizi e della difesa del territorio.
Ma se è vero che quasi ovunque sono stati i compiti gestionali a prevalere su quelli programmatici, bisogna riconoscere che complessivamente le Regioni hanno avuto il merito di aver creato reti di partecipazione e di confronto sociale che hanno contribuito ad ammortizzare le tensioni sui territori, grazie al rapporto più ravvicinato con i corpi intermedi della società, con i quali si è riusciti a sopperire ai ritardi del governo centrale.
Certo, nel Mezzogiorno le contraddizioni sono state più acute a causa dei problemi storici che conosciamo; ma come la storia recente ci ha insegnato, esistono tanti Sud e la Puglia in questi anni ha fatto parte di quel Sud propositivo, che ha saputo governare con determinazione sia le politiche di sviluppo che le emergenze ambientali.
In Puglia, inoltre, tra le tante buone pratiche introdotte dall’azione di governo, va annoverata l’approvazione del Testo unico in materia di legalità, regolarità amministrativa e sicurezza, più noto come “antimafia sociale”, volto a promuovere la legalità come educazione alla corresponsabilità sociale, per arginare e combattere la criminalità diffusa in alcuni  territori della regione.  
Perciò a cinquant’anni dalla loro nascita e alla vigilia di una tornata elettorale particolarmente complessa, qualunque sia il giudizio che si intende dare sul piano storico, dev'essere accompagnato comunque da un rinnovato impegno verso l’istituzione regionale,  per recuperare la partecipazione attiva della comunità pugliese e per guardare al suo futuro con maggiore fiducia, specie in un momento drammatico come quello che sta attraversando il Paese.