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Autonomia differenziata: l'intervento su "La Gazzetta del Mezzogiorno"
Interventi

Autonomia differenziata: l'intervento su "La Gazzetta del Mezzogiorno"

La Cgil Puglia ha meritoriamente avviato un ciclo di incontri tra le regioni meridionali sui temi dell’autonomia differenziata, ai quali partecipano anche i sindacalisti veneti e lombardi, per evitare un inutile dualismo tra nord e Sud, in quanto o è tutto il sistema Paese che deve competere sullo scenario europeo e mondiale o la gretta logica “condominiale” non ci porterà da nessuna parte.
Il tema, tuttavia, appare largamente sottovalutato specie nel Mezzogiorno tanto che, mentre le ragioni di chi intende opporsi allo “spezzatino del Paese” sono ancora poco rappresentate e poco difese, “la secessione dei ricchi” dispone di un potente apparato politico, istituzionale e comunicativo.
Sui rischi che questa riforma comporterà per l’unità del Paese sappiamo quasi tutto: ma essa, lungi dal rafforzare le autonomie territoriali, proprio a causa del suo impianto apertamente antimeridionalista finirà per produrre effetti negativi persino sull’identità nazionale del Paese, dando vita ad una definitiva cristallizzazione di un Paese a due velocità.
Se le tante competenze richieste venissero autorizzate, andremmo verso nuove regioni a Statuto speciale, anzi a Statuto privilegiato e le conseguenze negative per il Sud verrebbero amplificate, esasperando le tensioni in una società impoverita ed incattivita alla quale da tempo viene somministrato il placebo dell’odio sovranista.
Oltretutto, a parte i rischi insiti in quegli accordi, insospettisce il clima da “setta segreta” che circonda i documenti finali e ciò autorizza il sospetto che, siccome quella pseudoriforma toglie risorse al Sud, soprattutto in materia di sanità e di servizi e aumenta il debito pubblico, nessuno ha il coraggio di mettere tutte le carte in tavola: e così assistiamo ad un tatticismo esasperato, destinato a complicarsi a causa delle tensioni e delle divisioni che agitano la maggioranza.
Perciò è necessario garantire il più ampio dibattito parlamentare, rendendo “emendabili”, come giustamente afferma la ministra Lezzi, le modalità e le tappe di questo percorso, per discutere le modifiche che si renderanno necessarie e per garantire il pieno e trasparente controllo delle loro applicazioni.
In questo quadro, la Puglia, come già sta avvenendo in questi giorni, è impegnata a moltiplicare i suoi sforzi con spirito costruttivo, senza complessi e senza remore, per non sottrarsi alla sfida di una classe politica chiamata a superare ritardi e inefficienze che il “nordismo”, il quale sa che i peggiori nemici del sud, stanno anche nel sud, prende a pretesto per emarginare una terra che invece è ricca di potenzialità e di intelligenze.
Che riforma sia, dunque. Ma nel rispetto dell’unità nazionale, della solidarietà sociale e della Costituzione.
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