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Giorno del Ricordo: la memoria storica favorisce la pace
Storia - Cultura

Giorno del Ricordo: la memoria storica favorisce la pace

“Ricordare ferisce, non ricordare uccide”, mi piace ripetere quello che ho sentito affermare da alcuni giovani in un precedente Giorno del Ricordo. Se da studenti non ancora ventenni è venuta una dichiarazione tanto efficace, ecco una chiara dimostrazione del significato di Giornate come quella del 27 gennaio e questa del 10 febbraio, che ogni anno ci chiedono di riflettere una sulla tragedia dell'Olocausto, l’altra sulle foibe e sull’esodo dalle terre dalmate-giuliane. Quella lucida frase è il segno che l’obiettivo è raggiunto: lo stanno cogliendo pienamente quelle ricorrenze riservate alla memoria storica e fissate da due leggi statali, che invitano a tornare, soprattutto con i giovani, sulle tragedie storiche che denunciano le divisioni tra i popoli e le sofferenze di migliaia di vittime. Oltre settant’anni fa, più di 350mila italiani vennero allontanati dalle loro case, al confine orientale nel territorio jugoslavo, dalle isole del Dodecaneso e dalle ex colonie del Regno d’Italia.
Torniamo a parlare di eventi che non devono essere ripetuti, ribadiamo il ripudio della violenza, insistiamo nel superamento delle divisioni, riaffermiamo il primato della pace e della democrazia. Abbiamo il compito di scrivere una storia condivisa del nostro Paese, che dopo l'8 settembre 1943 ha saputo riscattare la guerra fascista con la Resistenza e si è poi distinto tra i primi costruttori dell'Europa unita, nata dal rispetto delle diversità e fondata sulla convivenza di popoli e culture.
E nel Giorno del Ricordo, celebriamo anche il ruolo della Puglia, nell'ospitalità concessa in varie località a più di quattromila esuli, fino agli anni Sessanta: ennesima pagina di accoglienza del popolo pugliese. (fel) 
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