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Crisi idrica in Salento. Casili: “Basta gestione emergenziale, il problema va gestito in modo strutturale”
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Nr.: 36 del
Risorse idriche

Crisi idrica in Salento. Casili: “Basta gestione emergenziale, il problema va gestito in modo strutturale”

“Quella attuale sarà ricordata come la peggiore crisi idrica di sempre.
Gli eventi climatici purtroppo non sono favorevoli ad un immediato ripascimento degli invasi da cui preleviamo importanti quantità d’acqua, ma è deprecabile l’atteggiamento di Aqp che continua a ridurre le portate al rubinetto”.
Lo dichiara il consigliere del M5S Cristian Casili, che denuncia la situazione d’emergenza in cui stanno vivendo molti comuni salentini, “dove fare una doccia è diventata un’impresa per i cittadini”.
A Sannicola metà paese, durante le ore diurne, non ha garantito il normale funzionamento dell’erogazione dell’acqua; acqua col contagocce e disagi anche nelle case e negli esercizi commerciali di Scorrano e Giuggianello, soprattutto in un periodo di feste dove aumenta la popolazione e la conseguente richiesta di acqua. Disagi anche a Calimera, Melendugno, Martignano e Vernole.

“La decisione di Aqp - continua il vicepresidente della V Commissione Ambiente - di ridurre la portata nelle utenze, a causa della scarsa disponibilità idrica proveniente dalle sorgenti di Caposele e Cassano Irpino e dalle dighe, sta mettendo in ginocchio mezzo Salento. Ma un problema di questa portata non va gestito in maniera emergenziale, come fatto finora, ma strutturale. L’attuale crisi idrica - aggiunge - rischia di essere solo la punta dell’iceberg. I prossimi anni potrebbero essere ancora più critici, come dimostra il trend sui dati climatici riguardo le precipitazioni dell’ultimo decennio. Eppure Emiliano e la Giunta continuano a sottovalutare il problema, che richiede una seria programmazione nel lungo periodo. Le misure idrauliche emergenziali del governo Emiliano - spiega - sono distanti anni luce da una corretta pianificazione. Ne è prova il disinteresse del governo regionale verso i consorzi di bonifica e l’Arif, che fino ad oggi hanno gestito la distribuzione di acqua per usi irrigui. Un disinteresse che dimostra come il riutilizzo delle acque di depurazione, un patrimonio di quasi 300 milioni di mc che oggi gettiamo in trincea, a mare e nei torrenti, sia solo uno spot per il Presidente”.

Altro tema è quello delle opere incompiute: l’invaso del Pappadai in Provincia di Taranto, costato oltre 250 milioni di euro, con una capacità di 20 milioni di metri cubi è una delle grandi opere pubbliche mai terminate, da cui non viene prelevato un solo litro di acqua. Anche l’invaso del Cogliandrino le cui acque sono utilizzate da Enel per la produzione di energia elettrica potrebbe rappresentare una ulteriore risorsa.

“Sia chiaro, sull’acqua non possono e non devono esserci speculazioni di nessun tipo - incalza il consigliere cinquestelle - si tratta di una risorsa che va garantita e tutelata nel tempo. A pesare di più sul bilancio idrico dei pugliesi sono le
enormi perdite di Aqp sulla rete. Servono una serie di azioni che vanno dall’adeguamento degli attuali impianti, ormai obsoleti, fino al recupero dei reflui”. /comunicato
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