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Ilva, Turco: “Giusto il ricorso Tar di Comune e Regione. Basta con il ricatto occupazionale”
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Nr.: 5419 del
Sedute Consiglio

Ilva, Turco: “Giusto il ricorso Tar di Comune e Regione. Basta con il ricatto occupazionale”

“Nessuno può umiliare le istituzioni che hanno difeso e che stanno difendendo la mia la città: il mio sindaco Melucci e il mio presidente Emiliano. E nessuno può esercitare il solito ricatto occupazionale nei confronti dei lavoratori. Io sarò sempre al fianco delle donne, degli uomini e dei bambini di Taranto”.
Lo ha dichiarato il consigliere tarantino de La Puglia con Emiliano, Giuseppe Turco durante il suo intervento in Consiglio regionale convocato in seduta monotematica sull’Ilva di Taranto.
“Città per la quale chissà perché – ha sottolineato - non c’è stata alcuna levata di scudi da parte delle forze politiche nazionali. Quella stessa levata di scudi che invece abbiamo visto per le ‘quote latte’ arrivando persino a occupare il parlamento. Ecco perché ritengo che la decisione della Regione e del Comune di Taranto, presentare il ricorso al Tar Puglia di Lecce, non sia stato un capriccio o la semplice vetrina politica ma la voglia e il desiderio di difendere la nostra terra. Un ricorso che qualunque cittadino avrebbe potuto presentare pur di fermare questo scempio”.
“Nella terra di Taranto – ha aggiunto - e non lo dico io, ma lo dicono le perizie epidemiologiche nel processo ‘Ambiente Svenduto’, la lista dei danni sociali e morali è lunghissima: 386 morti da Ilva, 237 casi di tumore maligno (di cui 17 in età pediatrica), 247 eventi coronarici, 937 ricoveri per malattie respiratorie, agricoltura vietata nel raggio di 20 chilometri per l’inquinamento da polveri e da diossina, lavoro a rischio per 600 agricoltori. E quindi, chissà perché, quando c’è da distruggere Taranto c’è sempre una velocità eccezionale, mentre quando c’è da risolvere non c’è alcuna indignazione a livello nazionale”.
“Per tutte queste ragioni – ha concluso il consigliere Turco – spero che il Governo apra un tavolo che abbia realmente il potere di modificare il piano ambientale varato a settembre avviando la messa a norma degli impianti nei tempi più veloci possibili a costo di lavorare sette giorni su sette, 24 ore su 24, utilizzando la migliore tecnologia esistente salvaguardando così la salute dei bambini e l’occupazione degli operai. Se non sarà possibile, allora è giusto che spetti alla magistratura stabilire chi ha ragione e chi ha torto”./comunicato
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