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Giorno della memoria del Sud utile per riflettere sulla storia
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Giorno della memoria del Sud utile per riflettere sulla storia

Il Consiglio Regionale, nella seduta del 4 luglio scorso, ha approvato a maggioranza una mozione proposta dal M5S, che impegna il Presidente e la Giunta regionale, “a indicare il 13 febbraio come giornata ufficiale in cui si possano commemorare i meridionali che perirono in occasione dell’unità, nonché i relativi paesi rasi al suolo; ad avviare in occasione della suddetta giornata della memoria, tutte le iniziative di propria competenza al fine di promuovere convegni ed eventi atti a rammentare i fatti in oggetto, coinvolgendo anche gli istituti scolastici di ogni ordine e grado”.
Questa decisione ha dato l’avvio ad una polemica che, per i toni che sta assumendo, rischia di diventare fuorviante.
So bene che la memoria condivisa sui grandi fatti storici del nostro Paese, (il Risorgimento, la Prima Guerra mondiale, il fascismo, la Resistenza, le foibe) è difficile da costruirsi perché, come spesso avviene, “la storia la scrivono i vincitori”;
ma in un consesso democratico, ogni confronto è utile per affrontare i nodi più controversi della nostra storia, con spirito di verità e senza strumentalizzazioni politiche.
Se il Consiglio avesse respinto quella mozione, quella sì che sarebbe stata una prova di debolezza e di intolleranza.
Invece, con il dibattito che potrà scaturirne, si offrirà a tutti la possibilità di affermare i propri convincimenti e, ai proponenti, di dimostrare se con quella mozione, essi sono interessati alla pratica del ricordo o a quella della speculazione politica.
Infatti, la richiesta di commemorare, dovrà porsi l’obbiettivo di ricordare le sofferenze subite dalle popolazioni meridionali, non certo di celebrare un regime sanguinario e illiberale.
Se poi si vorranno confondere i mezzi con i fini e se col pretesto di ricordare il sacrificio dei caduti si vorrà nobilitare la causa sanfedista e antiunitaria, allora ci troveremo di fronte ad una ordinaria esercitazione revisionista e al tentativo di sovvertire, se non di insultare la verità della storia.
Questo è il punto. So bene che una discussione, per quanto aperta, non approderà mai a conclusioni unitarie: ma l’idea stessa di impedirla, è apparsa la risposta più sbagliata che avrebbe potuto alimentare il vittimismo di chi, eventualmente, vorrebbe utilizzare strumentalmente la grande storia, per fare polemica sulle vicende politiche dei giorni nostri.
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